Le opportunità nascoste dello smartworking (De Masi)

Domenico De Masi e lo Smartworking


Le riflessioni che esprimo in questo articolo hanno preso spunto da un’intervento ascoltato qui del professor De Masi.

Nell’intervista il professore utilizza toni diretti, che, se ad alcuni possono sembrare offensivi, a me sembrano di onestà intellettuale.

Umilmente mi unisco alla sua voce da umanista, fuori dal coro, nel promulgare i benefici di uno stile di vita basato sul poter decidere quando e quanto lavorare, con chi e da dove.


La possibilità di fare smart working ci ha restituito il tempo per la cura personale, la coltivazione delle relazioni, a partire da quelle in famiglia,  per arrivare a quelle di vicinato e a quelle online, con le persone che scegliamo noi, non per forza con quelle che qualcun altro ha deciso di far lavorare insieme a noi e con cui ci trovavamo costretti a passare 8 ore al giorno sebbene non lo volessimo. 


Durante l’intervento un ragazzo ha posto la domanda al professore:

“Secondo lei, ora che lavoriamo in smart -working, la gente è più felice o più stressata?”

Alchè il professore gli chiede della sua routine lavorativa, di quanto ci mettesse prima ad andare in ufficio, quanto era grande il suo ufficio, com’era arredato, con quante persone effettivamente parlasse durante il giorno.

Il ragazzo risponde che ci metteva ogni giorno 1 ora ad andare e 1 ora a tornare, cambiando 3 mezzi tra cui anche il battello perchè abita a Venezia. Eppure il ragazzo sembrava scocciato del “dover lavorare da casa”. Probabilmente quando gli toccava fare il tragitto tutti i giorni, con la pioggia, con l’acqua alta e con i ritardi, non era contento del suo andirivieni continuo…

La rivoluzione dei nuovi ritmi


Il professore vede la rivoluzione dei nuovi ritmi dello smart working come una possibilità storica senza precedenti per migliorare la qualità di vita del singolo, e della società nel suo insieme. Fa dei rimandi alla Firenze rinascimentale e al come, stando a casa propria, una persona abbia modo di prendersi cura non solo di se stessa e della propria famiglia, ma anche del quartiere e quindi possa tornare a nutrire una piccola comunità locale e quel senso di appartenenza che fa parte dei nostri bisogni emotivi fondamentali come esseri umani.


Non dobbiamo farci ingannare dalla velocità dei social, di internet, degli algoritmi di AI ecc.

Davvero vogliamo creare un mondo dove va tutto alla velocità della luce, dove dimentichiamo chi siamo stati (e chi siamo ora!) e cosa conta davvero nelle nostre vite?


Basta regalare il tempo agli schermi

Regalare il tempo agli schermi è una sottomissione autoimposta che fa parte della mentalità lavorativa italiana, ma è un retaggio del passato ormai. Il lavoro in smart-working non deve invadere la tua sfera privata nè tantomeno il tuo benessere.


Ovviamente anche a me fa piacere fare riunioni dal vivo, vedersi, toccarsi, vedere un sorriso amico e prendere qualcosa al bar “dal vivo”, ma il  vero motivo per cui tante persone non si sono ancora adattate alla dimensione del lavoro agile non è la parvenza di mancanza di socializzazione (anzi, come spiega benissimo De Masi, è proprio il contrario).

Se ti trovi in una situazione di disagio, puoi lavorare sulla tua organizzazione personale e la gestione di urgenze e priorità. Trovi molti consigli pratici nel mio libro “Soddisfatta e Organizzata”.

La vera ragione per cui “lavorare da casa” non piace

La vera ragione è che tante persone non stanno bene dove stanno. Tanti hanno iniziato a farsi domande (nuove e scomode):

  • chi sono io?
  • Mi piace davvero questo lavoro che sto facendo?
  • Voglio davvero ritornare alla vita “di prima”?
  • Perchè non sto bene a casa mia?

Sono molte le persone che non stanno bene a casa propria, o non gli piace l’ambiente, l’arredo, i decori, i vicini. Oppure non gli piace il marito, la moglie, i fratelli, i coinquilini, ecc…

Oppure si sentono da soli e fanno fatica a coltivare una sana relazione con se stessi. Ma non sono forse queste le relazioni più importanti da nutrire e coltivare, quelle che davvero fanno la differenza nella nostra vita, rispetto a quelle con un presunto capo o un collega, che sappiamo essere solo compagni temporanei?


Ci vuole buona volontà. Ci vuole ricordarsi che la ragione per cui vivi non è lavorare, ma è risplendere nella tua vera e autentica bellezza come persona, nel tuo successo unico e inconfondibile, nella tua libera espressione creativa, coi chiari e gli scuri.


Se poi una parte di questa tua brillantezza innata può essere retribuita con una porzione di denaro in un accordo-scambio di tipo retributivo, in questo modo significa che avrai un introito economico che ti aiuterà a provvedere ad alcuni tuoi fabbisogni fisici.

Ma la tua auto-realizzazione passa attraverso chi sei, non cosa fai.

Prima di tutto chi sei tu, come persona a 360°, anche nel lavoro. Il mondo è stufo di persone vuote, ansiose, senza radici, scollegate dalla propria pancia e che non riescono ad ascoltare il potere del proprio intuito e messaggi interiori. Benediciamo questa rivoluzione del lavoro, di cui siamo i primi colpiti e i primi rappresentanti.

Smartworking dinamico: torneremo a viaggiare


Io scelgo di esserne una rappresentante. Sono sempre stata una favoreggiatrice dello smart working – quello vero! e di fatti lo pratico da almeno 8 anni. Ho iniziato con la scrittura della mia tesi del master da remoto.

Al tempo, i miei compagni d’università, passavano ore e ore chiusi in biblioteca a fare ricerca e a scrivere e facevano lo stesso nelle loro stanze di dormitorio.

Io scelsi una località elettiva per la mia stesura della tesi, poichè la ricerca, la scrittura e le fasi di tutoraggio con il professore potevano avvenire benissimo online. Alchè decisi di trascorrere 3 mesi su una bellissima isola della Tailandia. Studiavo, scrivevo, facevo volontariato presso un centro yoga locale vicino a casa e andavo in spiaggia tutti i giorni a piedi. In quel periodo incontrai molte persone interessanti, con alcune delle quali sono ancora in contatto tuttora.


Erano tempi in cui fare smartworking era più dinamico perchè c’era maggior libertà di spostamento a livello planetario.

Ma la libertà, in fondo lo sappiamo, è un mindset e uno stato interiore.

Prendiamoci cura delle piccole cose. Prendiamoci cura di noi stessi e delle nostre relazioni intime di reale connessione e nutrimento reciproco. Prendiamoci cura dei nostri sogni e progetti segreti. Facciamo quel salto interiore che abbiamo sempre voluto fare e per cui non abbiamo mai avuto “tempo”. Lo smartworking ci sta aiutando. Il mondo ci sta supportando.

Si ringrazia per le immagini Wayne Chan